Cinema: “Il buco” esordio del regista Galder Gaztelu-Urrutia

“Il buco” (El hoyo 2019)

Dopo l’arte, la poesia, la narrativa,  #costruirecultura propone una recensione. Per lanciarmi in questo campo ho scelto un thriller claustrofobico, crudo, amaro, distopico, crudele quanto basta e tristemente attuale.

Un’invenzione assoluta del regista spagnolo Galder Gaztelu-Urrutia. Un’opera prima di assoluto spessore, realizzata senza troppi sex – symbol per mantenere certo il basso profilo in coerenza con la sceneggiatura. #costruirecultura NON racconta la trama nè spoilera il finale, quello che si auspica è creare l’aspettativa. In questo caso buttatevi senza problemi, perchè la pellicola sta già piacendo molto: è tra i più visti sulla piattaforma Netflix e ha raggiunto diversi premi a Torino e Toronto. In ogni caso, non si tratta di un film horror come viene presentato; è qualcosa di più ampio, un messaggio allegorico ben definito, certamente un J’accuse sulle disparità di classi e sulla distribuzione delle risorse, un’accusa diretta a quel principio che dice: «Abbiamo sempre fatto così».

Opera dell’artista Angel Moreno

Un esperimento macabro che dimostra la psicologia umana fino alla perdita della ragione. Provate a stimolare l’uomo sui bisogni primari, a togliergli il lavoro, infilatelo in una fossa cambiando ogni volta gli obiettivi, privandolo del pane e lasciandogli la libertà d’agire. La dimostrazione è intuitiva e raccontata anche da Dante, dal Grande Poeta il regista coglie il senso infernale dei livelli (il numero lo ometto) sui quali i derelitti vengono alternati. Il film è stato ritenuto splatter, a mio avviso lo è addirittura poco. Spesso diamo per scontato che tutti la pensino come noi e che ci seguano in modo “naturale” per un obiettivo comune. Ma così non è; nelle situazioni drammatiche l’uomo diventa solo l’animale feroce egoista, pazzo e incontrollabile. Forse abbiamo una possibilità: la cultura, infatti il protagonista porta con sé Il Don Chisciotte romanzo di Miguel Cervantes. Particolare interessante, non trovate?. (ognuno nella fossa può portare qualcosa)

 

A Guanajato nel Messico centrale si svolge El cervantino una festa letteraria dedicata a Cervantes.

Il buco, in questa interminabile prigione verticale è una metafora della società, ingorda e opulenta fino all’individualismo più cinico e spietato.

«Per gli ultimi laggiù non rimarrà nulla, che si fottano, figli di puttana!»

Anche il finale è potente, mi basterà dire che , ha rappresentato sul volto la sofferenza di Cristo durante le fasi della Passione e credo che il messaggio finale seppure in modo silenzioso, possa significare: la fede.

 

Il pensatore opera dell’amico Rudi Biancardi

Bene! Spero di aver suscitato e acceso in Voi lettori il bisogno di sedervi sul divano e godervi il film: “El hojo” è una pellicola spagnola del 2019. Ottima la prova degli attori. Pellicola da vedere a cuore aperto, ravvivando il fuoco del pensiero.

La locandina Netflix

 

 

2 risposte

  1. Carmen ha detto:

    Empezé a verla pero la dejé muy al principio porque me pareció bastante cruda.
    Buena reseña.
    Saludos desde España.

    • costruirecultura ha detto:

      hola. Sí, lo entiendo muy bien, lo mismo le sucedió a mi sposa también. Creo que el mensaje necesitaba esta dureza. Tal vez sea incluso poco en condiciones de vida o muerte. Muchas gracias por visita y comentario.

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