La chimera

La chimera

di Sebastiano Vassalli
La mia nuova proposta di lettura per l’estate è un romanzo storico memorabile, un vero capolavoro. Non a caso molte insegnanti lo propongono come lettura e riflessione estiva, è vincitore del Premio Strega 1990; è la storia di Antonia, abbandonata appena venuta al mondo davanti a un convento.

Il mio consiglio, come sempre, è di leggere a voce alta, percepirete la cronaca del ‘600, facendone parte. Troverete un romanzo scritto senza sconti, comunque una lettura per tutti a partire dalla seconda superiore. Prima di continuare a leggere, devo precisare che l’autore non lascia nulla alla suspence del racconto, quindi NON mi sento affatto colpevole se in queste poche righe troverete svelato il triste finale.

Sebastiano Vassalli è nato a Genova nell’Ottobre del 1941 (era coetaneo del mio papà, ndr). E’ venuto a mancare a Casale M.to nel 2015.

Un romanzo storico, sociale, intensissimo

Il racconto inizia con l’abbandono della neonata  ancora in fasce, davanti alla Pia Casa di San Michele a Novara. La bimba da quel momento non è la diretta e unica protagonista e il Vassalli dalle prime righe non ci risparmia l’epilogo. In realtà si comporta da giornalista onniscente della cronaca del tempo trascinandoci nel passato, ci costringe fisicamente a vivere questo tempo violento che è stato il 1600, in uno spaccato di corruzione e malvagità. Ma torniamo alla giovane Antonia Renata Giuditta Spagnolini che cresciuta nel convento, verrà adottata dalla famiglia Nidasio e portata nella sua casa a Zardino, il paese della bassa novarese, oggi scomparso a causa di chissà quale alluvione del fiume Sesia. Ho provato dolore e rabbia pensando alla giovane Antonia, alle sue aspettative di adolescente, trattata come un animale dalla società e condannata dall’ignoranza, dal pregiudizio e dall’abbandono di chi poteva fare qualcosa per lei e non l’ha voluto o potuto fare.

Antonia verrà bruciata sul rogo a Zardino l’11 settembre 1610.

Tristemente penso a tutte quelle persone che sono molestate, violentate, uccise, per il solo motivo di essere ribelli, anticonformisti, in una sola parola: DIVERSI.

I personaggi e la “bassa” del Sesia

Il Vassalli, ci dipinge in modo capillare tutti i comprimari di questa triste storia, lo fa per descrivere il carattere della gente, vuole costringerci a pensare che questo popolo così apparentemente distante da noi, in fondo, o nemmeno poi tanto, siamo noi, nelle nostre case, nelle città, chiusi nelle nostre paranoie, con i nostri paesaggi di vigneti e boschi. Ho scoperto diversi personaggi, talvolta umani e comici come il quistone (un prete mago), talvolta severi e folli come Don Teresio il nuovo prete, che avrà un ruolo determinante nella storia di Antonia; il Vescovo di Novara Bascapè; Rosalina che faceva la prostituta e che, suo malgrado, troveremo sempre in punizione, il nobile divenuto delinquente Don Caccetta, i Lanzi che con le loro feste hanno provocato la scomunica di Antonia, che ha finito per ballare con loro. Il pittore di edicole che ritrae la figura di Antonia per dipingere la Madonna del Buon consiglio in un’edicola del paese. Ma vi potete immaginare? L’invidia delle comari, brutte e gobbe, rovinate dai figli e dalla fatica nei campi.

Antonia la strega di Zardino

Antonia vive il suo tempo e cresce bene; purtroppo per lei perché ha l’orrenda colpa di essere bella, molto più bella delle altre. Questo aspetto si scoprirà essere un dettaglio devastante in quanto la bellezza incarna l’entità stessa del demonio. Da questo momento ogni storia di Antonia sarà strumentalizzata, così per i tanti detrattori è cosa facile mentire davanti al terribile tribunale dell’inquisizione. Le sue vicine di casa diranno che ella partecipava ai sabba e si accoppiava con numerosi demoni, era responsabile delle morti dei bambini e ogni sorta di infamia, come attribuirle la siccità straordinaria. Purtroppo Antonia rappresentava il capro espiatorio e durante il processo non avrà nessuno sconto, anzi; si troverà pedina in giochi di potere e rivalse politiche. Perché purtroppo la Storia è inevitabilmente scritta da vescovi, nobili e signorotti e noi “POVERICRISTI” non possiamo farci niente… deve essere stato il pensiero dei genitori adottivi, come se avessero perso la figlia durante una calamità naturale.

Vassalli e Manzoni due storie simili?

Troverete anche molte interessanti affinità con “I promessi sposi”: entrambi i romanzi sono ambientati nello stesso periodo, durante la dominazione spagnola in Lombardia e la storia di Renzo e Lucia riprendono la triste storia di Antonia e Gasparo il camminante, figura tuttavia doppia e falsa. Vassalli e Manzoni, del resto si perdono nella descrizione psicologica approfondita dei loro personaggi.

Il rogo

Non posso esimermi dall’anticiparvi (chiedo scusa ma lo ribadisco, già il Vassalli non vi sconterà nulla), che il rogo al quale Antonia è sottoposta è visto come una maledetta festa di piazza per TUTTI, perché il raccolto tornerà ad essere abbondante, perché non ci sarà più la siccità, i bambini non moriranno più e i fedeli continueranno a pagare le decime. Tuttavia: ATTENZIONE a salire sul carro del giudizio, tra queste persone che esultano il trionfo del bene, Vassalli ci mette TUTTI, ignoranti, spaventati, influenzabili, nelle nostre pazzie collettive.

Perché chimera?

E’ mia opinione pensare che all’interno del romanzo tutti i personaggi auspichino a qualcosa di irrealizzabile. Antonia s’innamora di quel furfante di Gasparo perché le promette di andare a Genova dove lei vedrà il mare. Tuttavia ognuno di loro non rinuncia mai a inseguire questa utopia, forse anche per una presunzione culturale che diventa limite. Soprattutto questo si evince in Antonia che con il sua determinazione non rinuncia alla strenua difesa, fino alla fine.

Conclusioni

Spero che la lettura di questa mia umile (1) riflessione ci spinga, ancora una volta se possibile, a migliorarci e far sì che la condizione femminile non possa più essere vissuta come un rischio mortale.

La mia riflessione poteva essere ben più generosa, tuttavia vi rimando alla lettura e alla rilettura.

  1. al cospetto di Antonia e della storia, mi ritengo anch'io responsabile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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