Claude Monet a Dolceacqua

“…il luogo è superbo, vi è un ponte che è un gioiello di leggerezza…” (Claude Monet)

Se potessimo tornare indietro nel tempo ed essere lì, su questo meraviglioso ponte sul torrente Nervia nel gennaio 1.884, potremmo assistere Claude Monet mentre dipinge l’abitato di Dolceacqua con appositi colori giunti per l’occasione da Torino. Potremmo farci avanti con la galanteria dell’epoca, presentarci e invitare lui e il suo amico Pierre-Auguste Renoir a bere assenzio e perché no; discutere dei poeti decadenti francesi. Charles Baudelaire era mancato soltanto una manciata d’anni prima.

Dolceacqua e il suo ponte un gioiello

Consiglio di leggere le appassionate lettere che l’artista scriveva alla compagna, ossessionato nella ricerca della perfezione tecnica:

“Lavoro come un forsennato su sei tele al giorno. Faccio molta fatica, poiché non riesco ancora a cogliere il tono di questo paese; a volte sono spaventato dai colori che devo adoperare, ho paura di essere terribile, eppure sono ancora ben al disotto; è atroce la luce” (Bordighera, 29 gennaio 1884).

Si respira arte tra i carruggi

Monsieur Monet trascorse a Dolceacqua due settimane, alla fine del 1.883; e si innamorò a tal punto del luogo, che ritornò all’inizio dell’anno successivo e si fermò altri sei mesi, tuttavia la compagna non ne fu felicissima, che porteranno l’artista a dipingere opere immortali; oggi vanto dei musei più importanti al mondo.

Il ponte

Il ponte di Dolceacqua è un capolavoro di armonia e di eleganza di forme, formato di un solo arco a tutto sesto di circa 32 metri di luce risalente al 1.400. I vostri sguardi saranno rapiti dal ponte e a maggior ragione vi fermerete guardando in alto il maestoso:

Castello dei Doria

Il castello appartenne inizialmente ai Conti di Ventimiglia e ne abbiamo la prima citazione in un documento nel 1.177. In seguito verrà acquistato dalla potente famiglia genovese Doria. Al centro di numerosi conflitti, assedi e aspre lotte tra guelfi e ghibellini, oggi risulta rimaneggiato, ma nonostante questo non perde il suo fascino strategico e la sua imponenza. I viandanti dovevano restare affascinati da quei verticalismi, dalle pietre d’angolo; un pò come oggi restiamo a bocca aperta ammirando i film fantasy, rapiti dagli arazzi, dagli interni affrescati, dai bastioni laterali e dalla torre centrale. Quanto darei per recitare i miei versi, terminando ebbro di rossese, il famoso vino di Dolceacqua.

Si intende bene quanto sia fondamentale l’architettura difensiva dei borghi liguri

Il borgo

Sono ricchi di suggestione i carruggi, che s’inerpicano verso il castello attraverso un dedalo di salite, scalinate sormontate da archi in pietra che uniscono i palazzi e le case.

La luce filtra con difficoltà creando un’atmosfera magica e surreale.

La storia della michetta

L’Italia è i suoi borghi che ne fanno la storia. C’era una volta… una bellissima fanciulla Lucrezia e il suo promesso sposo Basso. Ma purtroppo in quel periodo regnava il nobile più controverso della famiglia Doria: il Marchese Imperiale, egli aveva purtroppo introdotto la crudele usanza dello jus primæ noctis. Saputo del matrimonio dei giovani, fece rapire la sfortunata Lucrezia, che si ribellò e finì suo malgrado nelle segrete del castello e si lasciò morire.

Basso, distrutto dal dolore, decise di vendicarsi e con l’aiuto del paese arrivò al cospetto del tiranno e lo costrinse ad emettere un nuovo editto per annullare la barbarie. Da quel giorno ogni 16 agosto le ragazze del paese preparano la michetta volendo ricordare una così grande vittoria ed il sacrificio di Lucrezia, decisero di creare un dolce commemorativo. Impastando la farina con uova, zucchero ed olio in forme che rappresentano un’evidente allusione al sesso femminile. [Uomini, la michetta la diamo a chi vogliamo noi]. Così dopo 700 anni, ogni anno si ricorda la povera Lucrezia, come l’eroina che che ha liberato tutte le donne del paese dall’ignobile violenza. Si dice che Lei in ogni caso torni, accendendo di mistero le notti d’estate nel castello.

3 risposte

  1. Franca Donà ha detto:

    Un bel ritorno a Dolceacqua con queste immagini e sopratutto con questi aneddoti ricchi di affascinanti intrighi amorosi e l’eterno, e purtroppo sempre attuale, abuso sulla donna, oggetto del desiderio e sopraffazione maschile. Davvero simpatico e rivoluzionario questo “slogan” sulla michetta, un bell’esempio di rivincita femminile.

  2. Angel de la Guarda Moreno Fernandez ha detto:

    Complementi Andrea per il tuo bello escrito su Dolceacqua…non sono estato mai li….ma un po si, atraverso tuoi parole que rialzano ancora piu in alto il suo antico ponte que mi porta vicino a la pureza limpida di Lucrezia…
    Magari anche li Oscar e rimasto “impressionato “della sua luce nel primo alba di soleil levant.
    Grazie nuovamente Andrea e un abraccio.

  3. Massimo ha detto:

    Ho trovato il tempo per leggere , molto molto interessante e anche utile . Complimenti

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