Mauro Cesaretti e la “body poetry”

Mauro Cesaretti poeta e artista

Ho conosciuto Mauro qualche anno fa durante la fortunata rassegna “Perchè tu mi dici poeta?” presso la Galleria Arte Città Amica di Torino. Da lì a qualche mese ci sarebbe stata la mia lunga trasferta messicana. Tuttavia, per noi poeti la distanza non è rappresentata dalla solita unità di misura, vi presento la sua personale storia d’arte e poesia:

Per capire meglio lo stile poetico di Mauro Cesaretti basta riportare un breve estratto della critica di Lorenzo Spurio presente nel libro “Scritti marchigiani”:

“I componimenti di Cesaretti si mostrano, anche visivamente, per essere particolarmente scarni nel numero di versi, non di rado abbiamo poesie costruire da soli 2, 3 o 4 versi. In quella che potrebbe sembrare un’estrema operazione di riduzione, sintesi e concentrazione delle immagini, non si deve cadere nell’errore di interpretare la sua poetica come ermetica o di tendenza post-ermetica. Al contrario, le immagini che emana, le costruzioni del pensiero, il sistema variegato dei sentimenti che pulsano dietro ogni singolo verso, ci inducono a pensare che sia, invece, una poesia piuttosto intima, intimità della quale il Nostro non ha remore nello svelarsi a un pubblico. I componimenti più brevi, sebbene abbiano una struttura metrica diversa, fanno pensare un po’ all’istintività fotografica che si raggiunge con la scrittura di haiku, poesie della tradizione giapponese dove quello che conta non è l’azione ossia il dire le cose, ma l’oggetto, il dipingere le cose.

Il linguaggio è prevalentemente tratto da un vocabolario del lessico comune contemporaneo sebbene frequentemente Cesaretti impieghi meccanismi sintattici quali elisioni ed apocopi (caduta di vocali finali) che danno al testo una fisionomia d’altri tempi, tracciandone un legame abbastanza evidente con un poetare sciolto e fluente che a tratti fa ricordare Luzi, anche nell’impiego dell’enjambemant, espediente che porta a una frattura tra l’unità versificatoria e sintattica, proponendo una maggior liquidità e consequenzialità del verso che scivola nel successivo.

 

Dello sterminato universo delle figure retoriche Cesaretti sembra prediligere la sinestesia (associa un nome ad un aggettivo che si riferisce a sfere sensoriali diverse) rifuggendo invece l’impiego di anafore, pleonasmi, iperboli ed ossimori evitando, cioè, di far uso di quegli strumenti poetici che si esprimono in forma estrema senza permettere di intravedere in essi una gradazione del temperamento. La punteggiatura è assai scarna (vi sono intere poesie dove non compare neppure una virgola) così pure non vi sono elementi di stasi dati dall’interpunzione, né toni particolarmente enfatici quali esclamazioni o punti interrogativi mentre si ricorre spesso ai due punti per meglio spiegare un concetto ed entrare nel profondo del ragionamento.”

Alcuni versi di Mauro:

Ero seduto sull’acqua
e una lacrima salpò
per quel mare debole
che in me si sporca.

Ero deciso a piangere
a impalcare le onde, 
ma piano la tempesta
s’avvizzì nell’ombra.

Adesso è tutto spento
e il pianto s'asciuga
in quello stagno muto
di ricordi trasvolati.

“La Body Poetry è una danza fondata sull’interpretazione di un testo poetico che tramite il corpo diviene assolo. Questa tecnica è finalizzata alla comunicazione delle proprie emozioni, obiettivo che può essere raggiunto solo attraverso un’accurata ricerca interiore e una maggiore consapevolezza delle proprie capacità fisiche.

Il nome in questione ha origine da una frase del libro “Il corpo poetico” di Jacques Lecoq:

“Il corpo è poesia, sa tradurre e interpretare la parola” ma mentre questo fa riferimento alle tecniche mimiche elaborate dal coreografo francese al fine di sostituire il gesto alla parola, al contrario la danza in questione richiede l’affiancamento di questa al gesto per chiarire la performance ed esaltarne il significato.”

Quindi, sulla base di tale affermazione, un danzatore può essere considerato poeta del corpo, o meglio body poet, soltanto qualora questo sia divenuto “autore di sé stesso”, creatore di “frasi coreografiche” e interprete dell’io e dell’ambiente circostante dopo un intenso percorso formativo.

La Body Poetry, infatti, si pone l’obiettivo d’interpretare l’allegoria di un testo, proprio o non, adoperando non l’interpretazione allegorica del contenuto, associando quindi a determinate parole gesti precisi, ma al contrario sviluppando un’interpretazione simbolica basata su gesti studiati al variare degli aspetti metrici e retorici del componimento, ma anche in base allo stato emotivo suscitato dalla poesia nell’individuo.

Questa può essere considerata anche una dramma-terapia, perché il body poet non solo ha l’obiettivo di creare un atto artistico, ma anche quello di sviluppare un proprio benessere interiore esternando ciò che è di più profondo e insito nell’anima per mezzo della gesticolazione del proprio corpo.

Il fine ultimo della Body Poetry è quello di ritornare alla forma classica danza -musica – poesia, approfondendo quelle che sono le relazioni poesia – danza e poesia -musica che da tempo sono oggetto di scarsa considerazione.

Tutti i danzatori, di qualsiasi disciplina coreutica, possono creare Body Poetry, a patto che abbiano in sé una forte capacità emotiva, immersiva e una buona conoscenza umanistica.”

Nei progetti poetici del giovane poeta c’è la rilegatura della trilogia poetica in un volume critico scritto in collaborazione con Arnaldo Mazzola e chiamato “Infinito”. L’idea è quella di racchiudere la produzione giovanile del poeta evidenziando quelle che sono le tematiche, lo stile e le poesie emblematiche dell’autore. Inoltre, Cesaretti si indaga costantemente su quelle che sono le modalità di fruizione e comunicazione della poesia al giorno d’oggi sfruttando sapientemente le nuove tecnologiche, soprattutto video. Il mondo della letteratura ormai richiede un adattamento continuo a questi nuovi dispositivi e sicuramente Mauro ha ben presente quanto la poesia cambi la propria entità da social a social.

Perchè tu mi dici poeta. Reading in Galleria Arte Città Amica. Ma Cesaretti a sx, io e Giovanni Garufi Bozza


Nato ad Ancona nel 1996 e vero e proprio artista poliedrico, Mauro Cesaretti inizia a recitare e a studiare pianoforte e canto sin da piccolo. Durante gli studi, intraprende il suo percorso giornalistico lavorando nell’Ufficio Stampa del Comune di Ancona, scrivendo vari articoli in ambito scolastico e successivamente per il giornale online Amicinema, fino a lavorare con Anna Praderio per il TG5 e IRIS presso Mediaset.

Si avvicina al mondo della poesia all’età di 11 anni arrivando nel 2013 a pubblicare con Edizioni Montag la prima silloge della trilogia “Infinito”: “Se è Vita, lo sarà per sempre” (2013), “Se è Poesia, lo sarà per sempre” (2015) e “Se è Amore, lo sarà per sempre” (2017), creando tre tour letterari in giro per l’Italia e sperimentando nuovi format di presentazioni-spettacolo.

Vincitore di numerosi concorsi letterari, nel gennaio 2014 realizza e brevetta la “Body Poetry”, un metodo di danza per interpretare la poesia per mezzo del corpo.

Con la prima canzone, “Ho voglia di”, il duo ha già vinto anche il “Premio della Critica” al Festival Voci d’Oro 2019 e il premio “Miglior inedito” al Festival Voice for Europe 2019.

Attualmente vive e studia “Scienze dei Beni Culturali” a Milano e si dedica, con l’amico Dj Roma, a un progetto musicale che unisce l’universo cantautorale alla musica elettronica.

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